scegliere complementi arredo casa

Complementi d’arredo: cosa sono e come sceglierli per arredare casa

In un progetto di interior design, i complementi d’arredo sono elementi fondamentali, ma spesso sottovalutati. Vengono infatti considerati come dettagli che possono essere scelti alla fine, quando la casa è già ristrutturata, i mobili sono già stati scelti e gli ambienti hanno già preso forma.

Purtroppo, da questa errata convinzione nascono molti errori e insoddisfazioni: quel progetto di arredamento che sulla carta sembrava fantastico, e che ancora affascinava appena realizzato, si traduce in una casa poco armonica, che non rispecchia più i gusti dei proprietari, mano a mano che i complementi d’arredo vengono scelti e inseriti nei diversi ambienti.

dettagli d'arredo

Si percepisce che c’è qualcosa che stona, ma non si riesce a capire cosa!
Ecco quindi alcuni consigli per scegliere i complementi d’arredo per la casa nel modo migliore e nei tempi giusti per evitare errori.

Complementi, accessori, oggetti, suppellettili: tanti nomi per indicare il tocco speciale d’arredo

I termini usati per indicare questi componenti dell’arredo sono veramente tanti: ma cosa sono esattamente e qual è il loro ruolo nel caratterizzare un ambiente in modo completo?

Il significato di complemento d’arredo

Il complemento di arredo è un oggetto accessorio e complementare a uno più mobili. Ecco alcuni esempi dei complementi d’arredo più tipici:

  • I cuscini
  • I tappeti
  • Le tende
  • I quadri e le stampe
  • Gli orologi da parete
  • I bicchieri e le stoviglie
  • Le piantane, i lampadari e le applique.

Complementi d’arredamento: perché sono così importanti?

I complementi d’arredo sono immancabili e irrinunciabili in un progetto che rispecchi davvero la personalità di chi vive gli ambienti: oltre ad avere, spesso, funzioni pratiche, essi hanno la possibilità di creare una continuità stilistica e cromatica all’interno del progetto d’arredamento.

cuscini colorati su un divano

Arricchiscono di personalità l’ambiente e permettono di giocare con contrasti e colori complementari rispetto agli altri colori principali del progetto di interior design.

 

Immagina un elegante abito da sera: può essere splendido di per sé, ma quanto fascino in più riesce ad acquisire, se valorizzato dai giusti gioielli?

Idee e consigli da interior designer: ecco come scegliere e organizzare i complementi d’arredo

Quanto anticipato rende comprensibile come anche dietro alla scelta dei complementi d’arredo ci debbano essere un’idea e un progetto molto chiaro da seguire, per non correre il rischio di entrare in casa e sentirsi in un vero e proprio bazar.

Quando acquisti un cuscino d’impulso, non è solo un cuscino ma è un tassello che deve incastrarsi perfettamente in un puzzle già cominciato.

Di conseguenza, qualsiasi acquisto, se non ponderato da scelte stilistiche su misura, può trasformarsi presto in un oggetto da restituire al negozio.

 

Accessori e arredo casa: attenzione alla quantità e ai colori

I complementi di arredo per la casa non devono essere opprimenti in una stanza. Decidere in quali quantità e dimensioni inserirli dipende dalle misure della stanza e dallo spazio già occupato dai mobili.

Un buon consiglio è quello di partire dal grande e procedere verso il piccolo: prima si scelgono i mobili, poi i complementi di grandi dimensioni e dalla bassa mobilità e, infine, si scende nei dettagli degli accessori.

Anche i colori possono seguire una regola basata sulla gerarchia mobili-complementi importanti- accessori, che prevede di riservare colori tenui ai mobili, per poi poter osare, dal punto di vista cromatico, con gli elementi più piccoli.

 

Oggetti d’arredo da scegliere stanza per stanza

La scelta dei componenti d’arredo va studiata stanza per stanza, valutandone le dimensioni e la luminosità. Ecco qualche esempio per gli ambienti tipicamente più ricchi di complementi:

  • Complementi d’arredo per cucina: in questo ambiente, vista l’imponenza dei mobili principali, va studiata in modo particolare l’illuminazione, inserendo complementi, come lampade e faretti, nei punti in cui si lavora o si consumano i pasti. Tutti gli altri componenti vanno gestiti in modo diverso, a seconda che siano funzionali (stoviglie, portaspezie ecc.) o decorativi (vecchi tegami, stampe ecc.)

stoviglie su mensola

 

  • Complementi d’arredo per soggiorno: il soggiorno è il regno del complemento d’arredo in tessuto. È questa, infatti, la stanza in cui cuscini, tappeti, puff e molto altro possono trovare grande espressione. Proprio per questo motivo, occorre tenere a mente le dimensioni della stanza per non lasciarsi prendere la mano. Se da una parte è vero che troppi complementi rischiano di restituire un risultato finale casuale e pesante, al contrario, non bisogna nemmeno aver paura di osare: prova a immaginare un tappeto di piccole dimensioni posto in un grande salotto…

 

tappeto con tavolino in un soggiorno

Scegliere i complementi di arredo in base allo stile

Nulla meglio dei componenti d’arredo è in grado di caratterizzare un ambiente dal punto di vista stilistico. Ecco qualche esempio su come inserire i complementi lasciandosi ispirare dagli stili più in voga:

arredo moderno minimale

  • Complementi di design: questo tipo di complemento ha la caratteristica di potersi inserire per concordanza in ambienti ispirati al design, ma offre anche la possibilità di fungere da punto di rottura in qualsiasi ambiente: un solo oggetto di design può essere il grande protagonista di un soggiorno classico o moderno e, se ben valorizzato, non sarà vissuto come intruso.
  • Accessori moderni d’arredo per la casa: in questo caso, si apre un mondo. Una casa moderna, infatti, solitamente è arredata in stile minimale e questo lascia moltissimo spazio per giocare con i complementi d’arredo.
  • Complementi classici: un quadro di un paesaggio, valorizzato da una cornice barocca, un tavolino in marmo con specchio e l’intramontabile argenteria, sono complementi d’arredo che possono valorizzare in un soggiorno in stile classico.
  • Complementi rustici: una sedia a dondolo, l’esposizione dei tegami in rame della nonna, cuscini in pizzo e tovaglie in stile coloniale sono l’ideale per essere inseriti in ambienti in stile rustico, shabby chic o country.

brocca e cornice shabby chic

Questi sono solo esempi: il mondo dei complementi d’arredo è forse il più vasto e, per questo, il più insidioso quando si tratta di arredare casa!

Da una concezione di dettagli secondari e facili da sostituire ogni volta che si vuole, i complementi d’arredo dovrebbero quindi essere riconsiderati come elementi indivisibili dalla fase di progettazione degli ambienti domestici.

Non solo: sceglierli soltanto alla fine, quando il progetto di interior design è già completo, significa privarsi di elementi fondamentali per costruire un’estetica elegante, equilibrata e raffinata!

arredamento di un soggiorno moderno e sofisticato

Ecco perché, in Abitativo®, ogni progetto di interior design è sempre realizzato prevedendo ogni elemento che andrà a comporre gli ambienti, dai grandi mobili fino ai più piccoli complementi d’arredo.

Certo, andare così tanto nel dettaglio in fase di progettazione richiede una conoscenza estremamente approfondita dei gusti delle persone che vivranno la casa, delle abitudini, degli stili di vita, delle routine quotidiane.

Per questo ogni progetto si apre con la Diagnosi, un incontro estremamente approfondito che ci permette di individuare tutte le priorità e che farà da bussola nel percorso di realizzazione della casa perfetta per te e per la tua famiglia.

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doccia walk in design moderno

Una doccia senza porta in vetro: la soluzione walk in per un bagno moderno e minimale

Quante volte hai odiato il vetro della doccia per quelle fastidiose macchie di calcare che non vanno più via?
E quante altre hai desiderato entrare in doccia in modo più agevole, senza porte da aprire o scalini da salire?

Se una doccia aperta su tutti i lati è difficilmente realizzabile, nella prossima ristrutturazione del bagno potresti comunque pensare ad una doccia walk in, che riduce la superficie vetrata e dona un maggiore confort, unito ad una grande integrazione armonica col resto dell’ambiente.

doccia walk in design moderno

Progettazione della doccia moderna: il sogno di una doccia senza box

Se in passato la doccia doveva essere un perimetro confortevole, ma che occupasse il minor spazio possibile, oggi la concezione è cambiata: la doccia diventa un ambiente spazioso, accogliente, sempre più protagonista dell’ambiente bagno, con grande attenzione al design.

Idee per una doccia aperta senza vetro

È evidente che una doccia senza box sia pura fantasia, a meno che non si disponga di una stanza intera adibita a doccia.

doccia moderna in muratura

Esistono però alcune soluzioni, come la doccia walk in, che permettono di reinterpretare il concetto di doccia e che regalano un risultato estetico di alto livello.

Doccia in muratura senza vetro: una soluzione pratica ma non risolutiva

Le docce in muratura sono una buona soluzione per limitare la presenza di vetri. Una tale soluzione, però, non risolve completamente il problema della porta in vetro o in plexiglass, perché sarà comunque necessario rendere la doccia accessibile su un lato, dotandola di un varco battente, pieghevole o scorrevole.
La soluzione walk in, anche in questo caso, può essere un compromesso vincente per una doccia in muratura senza vetro.

Scegliere una ristrutturazione della doccia all’insegna del Walk in

Cosa si intende quando si parla di box doccia aperti? Come anticipato prima, non certo una soluzione totalmente priva di barriere, ma un bagno con doccia aperta è possibile se ci si riferisce ad una soluzione che offra un senso di apertura ed un’entrata agevole. Le docce walk in sono la tendenza attuale: nessuna porta da aprire, grande impatto estetico e pochissimi costi di manutenzione.

Cosa significa doccia walk in

Per doccia walk in si intende sostanzialmente una doccia senza porta né profili. Il nome è davvero evocativo: si può, infatti, tradurre come “camminare dentro”, sottintendendo la facilità nel farlo!
Le docce senza porta walk in si presentano di facile accesso perché rimangono aperte su uno o due lati, senza bisogno di aprire o far scorrere porte.

In questo tipo di doccia aperta, di solito, il soffione è posizionato sulla parete di fronte all’apertura e, spesso, si preferiscono soluzioni a filo pavimento rispetto a quelle che includono piatti doccia.

Questo aumenta ulteriormente l’accessibilità di questo tipo di doccia, rendendola particolarmente adatta anche ad anziani e a persone con deficit motori.

Le caratteristiche di un bagno con doccia walk in

Entrare in un bagno con una doccia aperta walk in regala una sensazione di accoglienza, raffinatezza ed essenzialità. Questa soluzione è adatta anche a bagni di piccole dimensioni ma, se si vuole essere certi che gli schizzi non invadano il resto del bagno, è preferibile attenersi a misure minime che si aggirano intorno ai 90 cm x 140 cm.

doccia senza porta

Pro e contro di una doccia aperta walk in

Oltre ai vantaggi in termini estetici e di accessibilità di una doccia walk in, tra i suoi pro vanno anche ricordati:

  • Meno pareti da pulire: come anticipato, se la situazione lo consente, la doccia può essere realizzata con l’installazione di un singolo pannello che può anche non essere in vetro
  • Meno manutenzione: l’assenza di profili e cerniere riduce la necessità di manutenzione periodica. Una porta aperta e chiusa con frequenza può presentare, a lungo andare, dei problemi. Se al suo posto c’è solo un pannello fisso, le possibilità che qualcosa non funzioni sono drasticamente ridotte.
  • Maggiore velocità di installazione: essendo davvero una soluzione minimal, questo tipo di doccia viene realizzato molto più velocemente di quelli chiusi, dotati di porta.

Anche se l’impatto estetico è raffinato e lussuoso va sottolineato che, a parità di materiali impiegati, i prezzi di una doccia walk in possono essere inferiori a quelli di un box doccia tradizionale, in quanto i componenti necessari sono in quantità minore ed il tempo della manodopera è inferiore.

Una soluzione di tendenza e dal grande comfort e praticità non è priva di qualche piccolo svantaggio.

Si parla, in particolare, di un maggiore rischio di fuoriuscite di acqua, non si tratta di difetti del tipo di doccia ma, piuttosto, di incidenti che possono essere evitati da un’installazione a regola d’arte e da un uso corretto.

Scegliere la giusta soluzione per la doccia è un passaggio fondamentale per la riuscita della ristrutturazione del tuo bagno.

La doccia walk in che hai visto nell’hotel di lusso in cui hai soggiornato potrebbe non avere lo stesso effetto nel bagno di casa tua!

Affidarsi ad esperti in grado di suggerirti soluzioni adatte al tuo stile di vita e alla tua casa significa non pentirsi, in futuro, di scelte istintive e non ponderate.

doccia walk in di design

Con il Sistema Abitativo®, il percorso verso la tua casa ideale si svolge attraverso 12 fasi che ti permettono di mettere a fuoco tutte le priorità oltre che i tuoi gusti estetici, e di ottenere la casa perfetta per te e per la tua famiglia, senza trascurare alcun dettaglio: dalle finiture al più piccolo complemento.

In questo modo, ti innamorerai della tua casa ancor prima di varcarne la soglia, per continuare ad amarla ogni giorno.

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top cucina materiali

Top cucina: quali materiali scegliere? Ecco i più resistenti e innovativi

Esistono molti materiali, oggi non ci sono praticamente più limiti dal punto di vista estetico. Ma l’estetica non è l’unico fattore importante:

  • quanto usi la cucina?
  • Come?
  • Quanto tempo puoi o vuoi dedicare alla pulizia e alla cura del piano?

Soprattutto, è importante valutare questi aspetti e definire le proprie priorità tenendo conto anche del prezzo: la scelta di un materiale anziché un altro può far variare anche del 500% il prezzo finale della cucina! Basti pensare che il range può variare dagli 80€ ai 600€ al metro quadro.

Ecco come orientarsi nella scelta… Senza sorprese!

Qual è il miglior materiale per il top cucina?

I piani cucina sono il cruccio di ogni persona che ama trascorrere il proprio tempo ai fornelli, ma non solo: quando si sceglie la cucina, il top è, forse, l’argomento su cui ci si sofferma di più.

Oltre all’estetica occorre valutarne, in modo particolare, le qualità di resistenza al caldo, agli urti (avete mai provato a lavorare della carne con una mannaia su un piano di laminato?) e la facilità di pulizia.

Chiaramente, si tratta di parametri che vanno analizzati sempre in base alle proprie abitudini in cucina e anche alle proprie esigenze e disponibilità di tempo.

Ecco perché, il primo consiglio per chi deve scegliere i materiali più adatti ai piani da lavoro cucina è quello di chiedersi quale sia la propria priorità: resistenza? Estetica? Innovazione? Igiene?

Top cucina in materiali resistenti

Se si prevede di utilizzare molto la cucina che si sta acquistando, perché, ad esempio, si ha una famiglia numerosa oppure si è appassionati di cucina, i materiali per il piano cucina da prediligere sono senza dubbio quelli più robusti.

Niente paura, però: molti dei materiali più resistenti, con un’attenzione all’abbinamento con il resto della cucina, possono regalare anche un gran bell’impatto visivo.

Top cucina in quarzo

Scegliere il top in quarzo significa sempre unire una forte esigenza estetica ad una di robustezza.

Sì, perché i piani cucina in quarzo offrono la possibilità di essere abbinati perfettamente al mood del resto dei componenti, in quanto possono essere scelti tra una gamma infinita di varianti di quarzo per cucine, in fatto di colore, opacità e brillantezza.

I top in quarzo sono realizzati a partire dalla pietra naturale, polverizzata e riamalgamata, ottenendo una superficie lucida come pietra.

A differenza delle pietre naturali, non è poroso e non assorbe, nonostante la sensazione tattile sia simile a quella dei graniti e dei marmi.

Di contro, uno dei limiti di questo materiale è il rischio di shock termico: in caso di surriscaldamento o raffreddamento molto rapido può creparsi.

top cucina quarzo

Pietre naturali: marmo o granito

Quando si pensa ad un materiale resistente, la mente va subito alla pietra e tra le pietre naturali più usate come top cucine troviamo due classici: il marmo e il granito.

Tra i pro dello scegliere un top cucina in marmo c’è la versatilità a livello estetico, con una gamma di colori e venature praticamente infinita, che permette di creare sempre il mood desiderato per la propria cucina. Tra gli svantaggi del marmo occorre sottolineare la sua porosità, che lo rende a rischio macchie, perché assorbe molto facilmente i liquidi.

Se si desidera ottenere il massimo della resistenza, restando su un top in pietra naturale, il piano cucina in granito è la scelta migliore.

Essendo composto di una roccia ignea, un top in granito offre un buon grado di resistenza a urti e graffi. Inoltre, essendo un materiale dall’aspetto irregolare, con venature oppure puntinato, le eventuali macchi si notano meno rispetto a quanto si noterebbero su un piano dalla superficie omogenea.

Inoltre, le pietre offrono un ulteriore vantaggio: non tutti sanno che un piano in marmo o granito, in caso di macchie superficiali, si può rilevigare, eliminando così ogni segno.

Sul mercato esistono inoltre appositi prodotti impermeabilizzanti per proteggere le pietre dalle macchie, da applicare regolarmente nel tempo.

top cucina marmo

Top cucina materiali innovativi

In cucina, ancor più che in tutti gli altri ambienti della casa, l’uso di materiali innovativi è un vero must. Sono moltissime le proposte innovative che sposano la funzionalità all’estetica. In particolare, il Corian e l’HPL consentono di creare dei piani cucina integrati ai lavandini montati, creando, così, un effetto di continuità dall’impagabile bellezza.

Top cucina Corian

I vantaggi di un top in Corian uniscono un’elevata possibilità di personalizzazione in termini di colore e forma (lineare, angolare, circolare) ad una resistenza su tutti i fronti: agli urti, alle macchie e ai graffi. Un piano cucina in Corian è, inoltre, molto facile da pulire, essendo a base di un materiale non poroso.  Un altro vantaggio di questo materiale innovativo risiede nel fatto di poter essere ripristinato in caso di danni da uso improprio, senza dover cambiare tutto il piano.

Va invece sfatato il mito che vede il Corian dotato di alta resistenza alle temperature: non è così ma va riconosciuto che questo, forse, è l’unico limite importante di questo materiale pieno di potenzialità.

top cucina corian

Top cucina HPL

Anche se, di fatto, si tratta di un laminato, l’HPL risulta essere molto più resistente. Come dice il nome stesso, che, tradotto dall’acronimo, si legge High-pressure decorative laminates, questo materiale è ottenuto sottoponendo ad alta pressione strati di fibre di cellulosa impregnati con resine termo indurenti. Questo processo fa sì che un top in HPL resista praticamente ad ogni stress da utilizzo.

Top in gres o Laminam

Come nel caso del Corian, esistono marchi che sono divenuti riconosciuti come nome del materiale stesso: è il caso dei top in Laminam, materiale naturale cotto ad altissime temperature per dare forma a lastre di grandissimo formato e di minimo spessore (circa 1 cm).

Da questo processo nascono superfici che non si rigano e che hanno una elevatissima resistenza al calore.

Top cucina in Dekton, Lapitec o Neolith: il trionfo della pietra sinterizzata

Le pietre sinterizzate sono state a lungo utilizzate esclusivamente come rivestimento esterno e, solo da poco tempo, il mondo dell’interior design sta guardando con interesse a questi materiali.

Si presentano in lastre di notevole grandezza (almeno 3 metri) e, grazie alle loro proprietà igieniche e iper-resistenti, risultano davvero adatte ad essere utilizzate per il top della cucina. A tutto ciò, si aggiunge la loro immunità al calore e all’assorbimento dei liquidi.

Il primo esempio di top in pietra sinterizzata è costituito da quello in Dekton, ottenuto tramite la lavorazione di una miscela di materiali all’interno di forn di grandissime dimensioni. La materia prima utilizzata viene sottoposta a forte pressione, a temperature elevatissime. Ne deriva un piano praticamente indistruttibile, ma… Questo significa che sia sempre la soluzione migliore?

Si tratta di un materiale dal costo altissimo, che non è detto risponda alle esigenze di chiunque. Pertanto, prima di chiederti quale sia il migliore materiale in assoluto per il top della tua cucina, la vera domanda è: quale top soddisfa al meglio le tue reali necessità?

Un’altra possibilità per top in pietra sinterizzata è quella offerta dal Lapitec. Realizzato a partire da materiale totalmente naturale, un top in Lapitec non si graffia, è antibatterico e si pulisce facilmente.

top cucina lapitec

Infine, tra le pietre sinterizzate, il Neolith si presenta come un’evoluzione del Gres Ceramico ed è composto da una base di minerali derivanti dal granito, dal quarzo e dal feldspato, alla quale si miscelano altri componenti di origine minerale e ossidi naturali, in grado di assicurare robustezza e stabilità termica.

Come il Dekton, anche il Neolith e il Lapitech offrono moltissimi vantaggi pratici ma presentano dei prezzi molto alti.

Top cucina in vetro

Il top della cucina in vetro….
Ci hai mai pensato? Forse no, perché credi che si tratti di un materiale troppo delicato, adatto solo a chi la cucina non la usa veramente.

Devi sapere che, invece, quello usato per i top della cucina è un vetro temperato, ovvero sottoposto ad un processo che, esponendo la materia prima ad alte temperature per poi raffreddarla velocemente, restituisce un materiale molto più resistente di come ci si immagina il vetro.

Certo, gli spigoli di un top in vetro saranno sempre più delicati di quelli realizzati con altri materiali ma, per contro, i vantaggi in termini di estetica e raffinatezza sono davvero inestimabili.

Altri plus offerti dall’uso del vetro per il top della cucina sono: la sua facilità di pulizia, la garanzia di igiene e la luminosità che dona all’ambiente, oltre al fatto che, essendo un materiale eco-compatibile, offre stile e praticità con un’attenzione particolare al green.

A fronte di tutti questi vantaggi, va ricordato che, se sei quel tipo di persona che non sopporta di vedere il minimo graffio sul top, scegliendone uno in vetro dovresti prestare la massima attenzione!

Top cucina in Fenix

Nessun materiale è in grado di battere il Fenix in fatto di innovazione tecnologica! Il perché si spiega raccontando le origini del suo nome, da attribuire al mito dell’Araba Fenice che, proprio come questo prodotto, è in grado di rigenerarsi in continuazione.

Grazie all’impiego di nanotecnologie, la parte esterna dei top per cucine in Fenix risulta avere un vero e proprio potere rigenerante: tutti i danni non irreparabili, come righe o guasti, infatti, possono essere aggiustati semplicemente sottoponendo la zona danneggiata a calore e si tratta di un intervento che ognuno di noi può fare in autonomia.

Questa è la caratteristica di spicco di questo materiale, ma va ricordato anche che scegliere un top in Fenix significa avere la garanzia di un materiale igienico, antistatico, semplice da pulire, made in Italy e dal rapporto qualità prezzo molto interessante.

Piani cucina materiali antibatterici

L’igiene in cucina è importantissima: il top della cucina deve assicurare la massima possibilità di igienizzazione prima e dopo l’utilizzo. In linea di massima, tutte le superfici non porose assicurano una risposta adeguata all’esigenza di pulizia facile e accurata ma l’attenzione all’igiene è il motivo principale per cui si sceglie un top cucina in acciaio.

Top cucina in acciaio

Se il materiale più usato nelle cucine professionali è da sempre l’acciaio, un motivo ci sarà!
Senza alcun dubbio, esso sta proprio nella possibilità di igienizzare in modo assoluto questa superficie. Certo, i piani in acciaio per cucine domestiche non sono molto diffusi perché ad una indiscussa robustezza e perfetta pulizia, si affianca una facilità al graffio e non sempre una perfetta rispondenza al gusto estetico generale.

L’acciaio si sposa molto bene con le cucine moderne ma è, ad esempio, impensabile da abbinare ad una cucina rustica o classica.

top cucina acciaio

Materiali top cucina economici

Quando si ha l’esigenza di risparmiare o, semplicemente, si prevede che si farà un utilizzo saltuario della cucina che si sta per acquistare, ci si può orientare a materiali meno sofisticati, anche senza rinunciare all’estetica.

Top cucina in laminato

Sul mercato esistono molti tipi di piani per cucina in laminato che offrono, a una spesa contenuta, caratteristiche di resistenza variabili.

Va però considerato che un pianale cucina in laminato non resiste alle alte temperature e all’umidità e che, a volte, se non trattato, può anche non presentare una soddisfacente impermeabilità.

Quindi si tratterà di una superficie di appoggio e lavorazione con molti limiti.

Questo non significa che non possa essere una buona soluzione. Un esempio?

Dalla differenza di prezzo tra un top in laminato e un top in laminam o marmo, può uscire fuori il budget per il divano!

In pochi sottovalutano inoltre un aspetto fondamentale dei top per la cucina: si possono sostituire più facilmente di quanto si pensi.

Pertanto, è possibile valutare di effettuare un investimento iniziale contenuto, per poi sostituirlo dopo qualche anno, quando magari ci saranno meno spese da sostenere in concomitanza.

top cucina laminato

Il Sistema Abitativo®, è nato proprio per aiutarti a compiere le scelte migliori non secondo un qualsiasi catalogo o manuale, ma a individuare le soluzioni migliori per te, prendendo in analisi e aiutandoti a definire le tue priorità, le tue reali esigenze, il tuo modo di vivere la casa quotidianamente.

Il percorso in 12 fasi ha inizio con la Diagnosi: ecco come funziona.

etichetta energetica elettrodomestici

Nuove etichette energetiche elettrodomestici: cosa indicano e come leggerle

Le prestazioni energetiche degli elettrodomestici rappresentano un fattore sempre più determinante nella scelta da parte di chi deve arredare casa o, semplicemente, rinnovare la propria cucina.

Questione di risparmio economico, ma non solo: i consumatori sono sempre più attenti ai valori legati al rispetto dell’ambiente.
Ecco perché, qualche anno fa, è nato il concetto di etichettatura energetica degli elettrodomestici che, negli anni, si è evoluto sempre di più. Vediamo cos’è l’etichetta energetica e cosa cambia con le nuove etichette energetiche, obbligatorie da Marzo 2021.etichette energetiche elettrodomestici

Etichetta energetica: quando e perché è nata

Prima di esaminare le novità introdotte dalle nuove etichette energetiche, è bene fare un passo indietro per capire quando è nata e perché è stata introdotta l’etichettatura energetica.

Dal 1998, in Italia, esiste l’etichetta energetica per gli elettrodomestici, che è obbligatoria in tutti i paesi dell’Unione Europea.

Questo sistema di etichettatura nasce per stimolare la produzione di elettrodomestici e apparecchiature varie sempre più prestanti e dai bassi consumi energetici.

L’etichetta energetica non è altro che l’espressione della classe energetica in base ad una scala, a cui corrispondono fasce di consumi annuali in kW, di un determinato apparecchio elettrico.

Negli anni si è assistito a un miglioramento progressivo dei consumi così che, fino a qualche mese fa, la lettera A+++ indicava i consumi minimi possibili e, all’estremo opposto, la lettera G indicava gli elettrodomestici con le prestazioni minori, dovute a consumi energetici maggiori.

Le classi di efficienza energetica riportate sugli elettrodomestici in commercio sono rese ancora più chiare da un sistema di colori che va dal verde scuro, abbinato alla classe A, fino al rosso, in abbinamento alla classe G.

Nuove etichette energetiche: cosa è cambiato

La corsa ai consumi minori ha portato gli elettrodomestici presenti sul mercato ad ottenere livelli di prestazione energetica altissimi.
Questo ha reso obsolete le classificazioni energetiche in vigore e, così, la Gazzetta Ufficiale del 5 Dicembre 2019 ha recepito il nuovo Regolamento Europeo in materia di etichettatura energetica.

Le nuove norme sulle etichette energetiche sono obbligatorie dal 1 Marzo 2021 e riguardano sia le vendite in negozio, sia quelle online, ma la normativa consente che i prodotti etichettati secondo le vecchie regole possano essere venduti fino al 30 Novembre 2021.

Nuova classificazione energetica: la scala A-G

Una delle novità più lampanti del nuovo sistema di classificazione energetica degli elettrodomestici è la revisione della scala di classificazione.

Come dicevamo, quando è entrato in vigore l’obbligo di etichetta energetica per gli elettrodomestici, la scala andava da A a G e solo pochi apparecchi arrivavano ai livelli più alti di prestazione.

Con gli anni, sempre più elettrodomestici si sono evoluti, superando addirittura gli standard previsti nella classe A e, per questo motivo, si è voluto ricorrere a doppie lettere e a segni + per contrassegnare prestazioni sempre più elevate.

Questo sistema rendeva confusionaria e, per certi versi, anche ingannevole la classificazione e, dunque, la nuova normativa reintroduce la scala semplice da A a G.
Rimangono, invece, invariati i colori della scala cromatica.

elettrodomestici etichette energetiche

Il QR Code sull’etichetta energetica degli elettrodomestici

Un’importante novità della nuova etichetta energetica è il QR code che diventa obbligatorio e si potrà trovare in alto a destra. Inquadrando questo codice, il consumatore può accedere, tramite smartphone a molte informazioni relative al prodotto. Questi dettagli aggiuntivi sono accessibili grazie all’istituzione di una vera banca dati ufficiale, la Eprel UE gestita dall’Unione Europea, in cui i produttori sono obbligati a condividere le informazioni richieste sui propri prodotti.

Sei gruppi di elettrodomestici: a ognuno la propria etichetta

Al fine di permettere una puntuale etichettatura di ogni apparecchio, gli elettrodomestici sono stati divisi in sei gruppi, ognuno dei quali deve avere delle etichette che contengano, oltre al consumo di elettricità, anche determinate informazioni relative, per esempio, alla quantità di acqua utilizzata per il ciclo di lavaggio, per lavatrici e lavastoviglie, o alla capacità di stoccaggio, per i frigoriferi, ad esempio.

Tralasciando la categoria relativa ai frigoriferi per la vendita diretta, ecco i gruppi di elettrodomestici con le principali novità che riguardano ciascuno di essi:

  • Nuova etichetta energetica lavastoviglie: molto evidenti, per questo gruppo di elettrodomestici, sono le indicazioni sulla quantità di coperti, sul consumo di acqua e sul rumore emesso.
  • Nuova etichetta energetica lavatrice e lavasciuga: oltre ad integrare l’etichetta con nuove informazioni, la novità più interessante, per questo gruppo, è quella che riguarda il nuovo metodo di calcolo dei consumi: non più basato sul consumo medio annuo, stimato su 220 cicli con un programma di cotone a 60°, ma su quello relativo a 100 cicli di lavaggio con programma “Eco 40-60”, ovvero quello che assicura un maggior risparmio energetico.
  • Nuova etichetta energetica frigoriferi: le informazioni contenute nelle etichette di questo gruppo, oltre a quelle energetiche, sono relative al numero e al volume degli scomparti e al rumore emesso, espresso in decibel.
  • Nuova etichetta energetica display elettronici: oltre alle indicazioni di consumo e ad altre informazioni reperibili anche sulle etichette di altri elettrodomestici, viene riportata la misura della diagonale dello schermo;
  • Nuova etichetta energetica lampade: in questo caso l’etichetta è molto chiara e si concentra prettamente sui consumi.

Le nuove etichette energetiche sono uno strumento importante per la scelta degli elettrodomestici, ma di certo non l’unico elemento da tenere in considerazione.

I piccoli e grandi elettrodomestici di casa devono essere efficienti sia per l’ambiente, sia per te: ovvero, rispondere alle tue esigenze e alle tue abitudini di utilizzo. Saranno al tuo servizio ogni giorno per molti anni!

Proprio per questa ragione, non esistono scelte “piccole” o “poco importanti” quando si tratta di arredare casa o di acquistare un unico elemento che deve integrarsi perfettamente in un ambiente già costruito.

Anche quelle scelte che sembrano secondarie possono portare a errori dei quali ti pentiresti entro poco tempo!

È per questo che abbiamo preparato per te una guida gratuita completa, che ti aiuterà passo passo nell’arredamento della tua casa e a evitare tutti quegli errori diffusi e frequenti, per portarti a ottenere la casa perfetta per te e per tua famiglia.

Scarica la guida Abitativo®

battiscopa design

Come scegliere il battiscopa e abbinarlo al design della casa

Il battiscopa è un elemento che ha un’importante funzione pratica e decorativa. Spesso si tende a sottovalutarne l’impatto visivo, forse perché, quando ben inserito nel contesto, tende quasi a scomparire. Ma provate a scegliere il battiscopa sbagliato: sarà impossibile non notare l’effetto stridente.

Fare la giusta scelta è, dunque, di fondamentale importanza.

battiscopa design

Come scegliere i battiscopa

Quasi sempre si dice “scegliere le piastrelle” e si dà per scontato che il battiscopa sia quasi un elemento incluso. Non è così: infatti, il battiscopa è un punto su cui occorre soffermarsi, valutandone l’accostamento con il pavimento, il colore o il rivestimento del muro e, naturalmente, con l’atmosfera globale della casa.

La scelta di battiscopa, in termini di colori, materiali e profili è praticamente infinita e le combinazioni si moltiplicano se si apre la mente ad abbinamenti non scontati.

Per non cedere al disorientamento, però, è possibile seguire alcune linee guida standard: di seguito le più importanti.

Battiscopa: i principali materiali

I principali materiali utilizzati per realizzare i battiscopa sono:

  • legno: gli zoccolini così realizzati sono ideali per essere abbinati ad un parquet; uniscono il pregio della resistenza e della facile pulizia al contro dello sbiadimento della tonalità col passare del tempo
  • ceramica: abbinati sempre a pavimenti dello stesso materiale, sono la scelta più adatta per rivestire ambienti arredati in modo sobrio, sia di stile classico, sia moderno
  • marmo: ideale per le stanze destinate ad essere arredate in stile classico e raffinato
  • PVC: molto versatile perché può assumere le sembianze di molti altri materiali, per abbinarsi perfettamente a praticamente tutti gli ambienti
  • cotto: perfetto per rivestire la parte bassa dei muri di ambienti esterni o rustici
  • alluminio: un materiale un po’ insolito ma l’unica scelta azzeccata per stanze in stile hi-tech

Quale profilo per il battiscopa?

“Profilo” è il termine usato per identificare la forma del battiscopa. In effetti, uno zoccolino non può che avere una forma stretta e lunga, ma quando si parla di profilo ci si riferisce alle caratteristiche degli angoli del battiscopa stesso. Ecco quali sono i profili più usati e quando sceglierli.

  • Battiscopa a spigolo vivo: si tratta del tipo più usato, forse proprio per la sua semplicità. Con forma di regolare parallelepipedo, si rende adatto ad ambienti moderni e arredati semplicemente.
  • A becco di civetta: smussato nell’angolo superiore, può contenere un coprifilo, cosa che lo rende molto idoneo ad essere utilizzato in uno studio o in una camera da letto con angolo scrivania. Oltre a regalare un’ottima estetica, impedisce alla polvere di accumularsi nella parte superiore.
  • Con piedino: rimane distanziato dal muro nella parte inferiore, creando un effetto di continuità col pavimento. Risulta particolarmente adatto ad ambienti rustici e a materiali naturali come il legno.

battiscopa spigolo

Battiscopa: quale colore?

Una volta identificati il materiale e il profilo, bisognerà chiedersi quale colore scegliere per il battiscopa. Qui entrano in gioco, naturalmente, i gusti personali e la volontà, o meno, di osare e uscire un po’ dai canoni.

Sì, perché la scelta classica è quella di abbinare lo zoccolino al pavimento per concordanza, restando sullo stesso colore, ma nulla vieta di scegliere un tono su tono, oppure di abbinare il battiscopa al colore degli infissi.

Un’altra idea è quella di scegliere, per lo zoccolino, il materiale del pavimento ma il colore del muro, per creare un effetto ponte tra i due.

come scegliere battiscopa

Il battiscopa più adatto per il pavimento in marmo

Tra i molti aspetti da tenere in considerazione per scegliere il battiscopa, c’è sicuramente quello del materiale del pavimento. Alcuni materiali lasciano spazio all’estro e alla creatività, mentre per i pavimenti in marmo vige una regola quasi aurea che obbliga a scegliere il battiscopa dello stesso materiale.

Questo perché, per le caratteristiche cromatiche del marmo (colore di fondo e venatura), sarebbe impossibile trovare un accostamento con un materiale diverso che non sembri un ripiego.

Quanto deve essere alto il battiscopa?

Non occorre preoccuparsi troppo delle misure, in quanto la dimensione del battiscopa è tendenzialmente standard:

  • altezza: 6-8 cm
  • spessore: 1-2 cm
  • lunghezza: 2,40 – 3,00 m (adattabile, naturalmente, a tutte le misure)

Naturalmente, agli standard riportati sopra si possono fare alcune eccezioni, legate allo stile dell’ambiente.

Ad esempio, se l’effetto finale che si vuole ottenere è quello di uno stile moderno, il battiscopa potrà essere più basso, per donare leggerezza e semplicità all’ambiente.

Al contrario, in una stanza classica o barocca, uno zoccolino più alto e spesso può acquisire una certa importanza.

Attenzione, però all’altezza dei muri: se il soffitto è molto alto, nonostante lo stilo moderno, sarà meglio attenersi alle altezze standard.

Quando mettere il battiscopa e quando no

Il battiscopa è un elemento decorativo e funzionale così utilizzato che spesso diamo per scontato che sia necessario applicarlo in ogni stanza. In realtà, farne a meno è possibile, anzi, consigliato in diversi tipi di occasioni!

La presenza del battiscopa tende infatti a mettere in evidenza ogni spigolo della stanza, ma anche a farla percepire come di dimensioni ridotte: “l’effetto scatola”, soprattutto quando si tratta di stanze di piccole dimensioni, è dietro l’angolo. Eliminare la presenza del battiscopa consente invece di far apparire gli ambienti più ampi e le pareti più libere.

 

Cosa mettere al posto dei battiscopa tradizionali

Quando si sceglie di lasciare un pavimento senza battiscopa, i motivi possono essere solo due: o non si vuole mettere nulla, oppure lo si vuole sostituire con una soluzione più innovativa o che assolva a funzioni pratico estetiche.

Scegliere di non mettere nulla al posto dello zoccolino, come si diceva prima, è possibile, con qualche piccola attenzione e rinuncia, e l’effetto ottenuto sarà quello di pareti più ampie e di un’atmosfera essenziale.

Se, invece, non si vuole rinunciare a quell’effetto decorativo e funzionale offerto dal battiscopa ma, anzi, lo si vuole rinforzare in un senso o in un altro, le proposte innovative non mancano.

Perché, ad esempio, non scegliere un battiscopa a LED, che consente anche di ottenere un’illuminazione soft della casa?

design led

Oppure perché non sfruttare lo spazio del battiscopa per migliorare l’efficienza energetica della casa, magari realizzando uno zoccolino radiante che diffonda calore al posto dei termosifoni?

Come visto, la scelta del battiscopa non dipende soltanto da una preferenza stilistica estemporanea: occorre avere uno sguardo d’insieme su tutte le finiture e gli arredi della casa per ottenere un risultato armonico, in grado di valorizzare ogni stanza.

In Abitativo®, il percorso verso il tuo arredo ideale si svolge in 12 fasi che ti permettono di mettere a fuoco tutte le priorità e di ottenere la casa perfetta per te e per la tua famiglia, senza trascurare alcun dettaglio: dalle finiture al più piccolo complemento.

In questo modo, ti innamorerai della tua casa ancor prima di varcarne la soglia, per continuare ad amarla ogni giorno.

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nicchia cartongesso bagno

Nicchie nel muro: come realizzarle e come arredarle

 

Che siano spazi preesistenti in una casa, o che si decida di crearne ad hoc quando si ristruttura e ammoderna gli ambienti, le nicchie offrono ottimi spunti per donare dinamismo alle pareti, creare angoli da mettere in risalto e aumentare lo spazio funzionale negli ambienti. Ecco alcune idee per realizzare delle perfette nicchie a muro.

Perché scegliere di creare una nicchia nel muro: estetica o funzionalità?

Le nicchie nelle pareti sono realizzazioni che possono avere motivi estetici, ad esempio per valorizzare il design di un ambiente, oppure possono avere motivi funzionali, legati all’esigenza di ottenere più spazio fruibile e meglio organizzato.

nicchia muro

Nicchie nel muro da arredamento

Le nicchie possono essere usate per impreziosire l’arredo e il design dell’ambiente in generale. Giocando sui colori, ad esempio, si può scegliere di “annegarle” nel resto dell’ambiente, privilegiando la continuità e scegliendo, magari, di dipingerle dello stesso tono usato per resto della stanza.

Al contrario, si può scegliere di valorizzarle, dipingendole con una tonalità in contrasto con quello circostante, oppure rivestendole con una carta da parati di particolare spicco.

Col giusto progetto illuminotecnico, poi, le nicchie nei muri possono contribuire rendere ancora più raffinato lo stile dell’ambiente. In quest’ottica, si può, ad esempio, scegliere di dotarle di faretti che illuminino gli oggetti ospitati, magari di design.

 

Creare una nicchia nella parete per aumentare o organizzare lo spazio

Se la scelta di creare una nicchia o di arredarne una esistente è di tipo funzionale, ovvero finalizzata a recuperare dello spazio utile ed organizzarlo al meglio, allora occorre orientarsi in modo differente a seconda dell’ambiente in cui la nicchia è localizzata e dell’utilizzo finale a cui essa è destinata.

Ecco delle idee per realizzare nicchie nel muro in ogni stanza della casa:

  • Nicchie in cucina: sfruttare le nicchie in cucina non è affatto difficile! Questa è la stanza in cui ordine e organizzazione sono ancor più importanti che in ogni altro ambiente. Arredare queste nicchie con delle mensole consente di disporre gli strumenti di lavoro o le stoviglie che si utilizzano di più, per avere sempre tutto a portata di mano. Le nicchie in cartongesso in cucina, poi, sono l’ideale per piccoli spazi sopra al piano cottura, dove disporre le spezie e i gusti.
  • Nicchie nel soggiorno e nel salotto: sono queste le stanze in cui si accolgono gli ospiti e, per questo motivo, le nicchie con mensole in legno massello sono l’ideale in un ambiente rustico. Questo perché, spesso, questo genere di scelta è perfetta per le nicchie del camino e perché le mensole di questo tipo sono adatte come espositori di qualsiasi oggetto: foto, sculture e souvenirs di ogni genere, peso e consistenza. Se si preferisce uno stile più moderno, allora si può giocare con l’illuminazione, utilizzando faretti a led che, con tutte le altre luci spente, creano effetti molto suggestivi.nicchie muro soggiorno
  • Nicchie nella parete del bagno: un bagno con nicchie è come un dono dal cielo! I modi per sfruttare una nicchia in bagno, infatti, sono infiniti. Le nicchie sulla doccia o sulla vasca, ad esempio, sono l’ideale per disporre i prodotti per la propria igiene personale, senza dover ricorrere a scomode mensole sporgenti. Se della giusta profondità, poi, questi spazi possono essere l’ideale per accogliere la lavatrice, un lavatoio e, sfruttando l’altezza, anche una mensola per i detersivi e uno stendino a soffietto, il tutto per ottenere un perfetto angolo lavanderia.

nicchia muro bagno

  • Nicchie camera da letto: le nicchie in cartongesso per camera da letto sono la soluzione ideale per realizzare comodini a muro e librerie. Arricchirle con faretti e luci soft rende, poi, l’intera stanza sofisticat ed elegante.

Nicchie nella parete: idee di realizzazione

Se la nicchia non è già esistente, i modi per crearla sono due: in muratura o in cartongesso.

Nicchie in muratura: quando sono possibili

Spesso, quando si acquista una casa costruita entro gli anni Settanta, ci si ritrova davanti a bellissime nicchie già esistenti.
In genere, comunque, è molto facile realizzarle in case dalle pareti spesse.

La nicchia in muratura è quella più funzionale in assoluto, perché consente di sfruttare lo spazio al 100% e anzi, se si ricava, aumenta, addirittura, lo spazio disponibile.

nicchia cartongesso

Nicchie in cartongesso: il massimo della personalizzazione

A differenza delle nicchie in muratura, quelle in cartongesso impongono meno vincoli per essere realizzate. Questo aspetto le rende sicuramente più versatili, lasciando maggiore spazio alla creatività.

A fronte di questo grande vantaggio, occorre sottolineare che le nicchie in cartongesso, possono essere molto utili e accattivanti, ma spesso richiedono di sacrificare una porzione corrispondente di spazio calpestabile in casa.

Per poter progettare ambienti armonici, che ti facciano vivere e sentire bene ogni giorno, è necessario avere un approccio globale che prenda in considerazione sin dall’inizio tutti gli elementi che caratterizzeranno ogni ambiente e, soprattutto, saperli mettere in relazione nel modo corretto.

Ecco perché in Abitativo® non ti proponiamo semplicemente un progetto d’arredo, ma ti accompagniamo lungo un percorso organizzato che consente di creare la tua casa su misura, perfetta per te e per la tua famiglia, senza che alcun dettaglio sia lasciato al caso.

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scale illuminate legno

Illuminazione scala interna: idee per garantire sicurezza e stile

Una scala interna non è solo un elemento funzionale o un luogo di passaggio, ma può dare valore agli ambienti nei quali è inserita. A sua volta, il suo design può essere valorizzato e impreziosito dalla luce: ecco alcune idee per l’illuminazione della scala interna.

scale illuminate legno

Illuminazione scala: ad ogni scala la sua luce

L’illuminazione del vano scala interno è essenziale per la sicurezza e, se ben progettata, può anche diventare un’occasione per perfezionare lo stile dell’ambiente. Ogni genere di scala, in ogni tipo di contesto, necessita della giusta luce. Vediamo come sceglierla al meglio.

Illuminazione gradini scala interna tra due muri

Una scala tra due muri offre subito una sensazione di sicurezza che altri tipi di scale, magari anche più accattivanti nel loro aspetto, non offrono.

Questo non è, tuttavia, un motivo per sottovalutare l’importanza della luce in una scala posta tra due pareti. L’illuminazione di una scala di questo tipo, infatti, riveste un ruolo di grande importanza per la sua sicurezza, in quanto parliamo di un vano che risulta, in genere, molto più buio di quelli con una sola parete laterale.

Una soluzione che garantisce la massima illuminazione dei punti principali ed un effetto scenico senza eguali è quella offerta dai faretti segnapasso. Si tratta di luci a led inserite nel muro che, se posizionate all’altezza giusta, illuminano il gradino e si riflettono sulla parete opposta, ottenendo, così, la miglior illuminazione possibile.

Illuminare una scala a chiocciola

Le luci per scale interne a chiocciola sono un discorso a parte. Questo tipo di scala, infatti, risulta essere molto ripida e raccolta ma, al tempo stesso, offre delle soluzioni di personalizzazione davvero interessanti, di cui l’illuminazione può e deve far parte.

Di solito, quando ci si trova davanti a questo tipo di scala, si opta per luci che partono dal basso e che ne nobilitano lo spiccato aspetto di verticalità. Un’altra ottima idea, che va sempre nella stessa direzione, è quella di porre il led direttamente nel sottogradino: l’effetto a stanza buia lascerà senza fiato, specialmente per le scale a chiocciola con forme sinuose.

Illuminazione vano scale: led, cascate di luci, lampadari o applique?

Valutare il tipo di scala che si va ad illuminare è importante per decidere come e dove posizionare i punti luce. Prima ancora di fare questa valutazione, però, è importante conoscere quali sono i differenti tipi di punti luce disponibili. Le possibilità sono molte e vanno ben oltre i classici faretti per scale.

Led scale interne

Quando si pensa ad un punto luce alternativo al lampadario o all’applique, il led è il primo ad essere evocato. In effetti, questo tipo luce è tra i più utilizzati quando si tratta di illuminazione scale interne.

Le ragioni di questo successo stanno nella grande flessibilità e possibilità di personalizzazione, che rende il led adatto a qualsiasi progetto illuminotecnico.

Come vedremo di seguito, la luce a led può essere in forma di classico faretto scale oppure può far parte di soluzioni più innovative e di grandissimo impatto.

Tagli nel cartongesso e cascate di luce per enfatizzare la verticalità

La scala, specialmente se inserita in contesti moderni e di design, può essere esaltata e illuminata con soluzioni che superano i classici faretti led.

 

È possibile, ad esempio, optare per tagli di luce e cascate di luce che, dal soffitto in cartongesso, danno un effetto di prosecuzione della parete verso l’alto. Si tratta di soluzioni in grado di valorizzare anche il minimo dettaglio della propria scala interna.

Lampadari e applique per scale interne

Può sembrare una soluzione troppo scontata ma, in alcune situazioni, scegliere un lampadario o delle applique a muro può davvero essere la scelta migliore.

scala ampia

Si pensi, ad esempio, alle scalinate di grandi dimensioni con un vuoto centrale. Queste possono essere illuminate con un ricco lampadario a sospensione, che, dalla parte più alta del vano scala, scenda ad accompagnare, in verticale, gradino dopo gradino.

Ci sono poi, scale in ambienti molto luminosi o scale con ringhiera in vetro, che possono essere valorizzate con applique che offrono una luce diffusa all’intero ambiente.

Come visto, dunque, per valorizzare le scale, così come ogni ambiente di casa, un corretto progetto illuminotecnico è fondamentale. Pensare di poter semplicemente acquistare un paio di lampade ad arredamento ultimato è un errore molto comune, che però purtroppo può vanificare tutte le scelte effettuate precedentemente, rendendo gli ambienti non equilibrati, privi di eleganza, poco accoglienti.

Per metterti al riparo da questi e tanti altri errori che commette spesso chi arreda casa per la prima volta, abbiamo preparato per te una guida completa, che ti aiuterà passo passo nell’arredamento della tua casa. Mettiti al riparo da sprechi di tempo, soldi e da scelte che rimpiangeresti ogni giorno!

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quadri decorativi pareti

Come arredare con i quadri? Consigli per composizioni perfette

decorare con i quadriI quadri, spesso, vengono scelti come elemento finale, quando tutta la casa è già stata pensata. È un errore: affinché valorizzino davvero gli ambienti e siano armonici con essi, è bene pensare già l’ambiente nel suo insieme quando si progetta l’arredo.

Abbinare i quadri alle pareti e all’arredamento

Per quadro si intende un’immagine, che può essere una stampa, un disegno incorniciato, un poster o una foto. Insieme ai tappeti, i quadri sono l’unico elemento dell’arredo che non ha una vera e propria utilità ,ma provate ad entrare in una casa senza quadri e a non avvertire una spiacevole sensazione di mancanza!

Arredare pareti con quadri

Pur nella loro inutilità funzionale (ma in fondo il bello dell’arte è proprio questo!) i quadri sono dunque indispensabili per completare e rafforzare il carattere di un ambiente.

Arredare una parete coi quadri non può, ovviamente, essere frutto dell’improvvisazione, ma deve essere il risultato di un progetto che tenga conto, ad esempio, della dimensione e del colore della parete stessa e, come vedremo più avanti, anche dello stile della stanza e della casa intera.

Come abbinare i quadri alle pareti

Arredare coi quadri è un’operazione che, come anticipato, deve riguardare la stanza o, addirittura, la casa, nel suo insieme ma, come in tutte le cose, iniziare dal particolare può essere una buona strategia.

Per questo, occorre trovare il quadro giusto per ogni parete e, ancor prima, chiedersi se essa sia o meno adatta ad accogliere un’immagine.

Va detto subito che appendere un quadro di valore su una parete che riceve molto sole può portare, col tempo, ad un progressivo sbiadimento dei colori. Stessa cosa va detta per le collocazioni previste sopra una fonte di calore, che sono ugualmente sconsigliate.

Una volta identificata la parete giusta, occorre trovare l’armonia tra quadro e sfondo: si tratta, sostanzialmente, di un accostamento tra colori che può essere per concordanza, nel caso di un tono su tono, o per contrasto, nel caso in cui si voglia far risaltare i colori del quadro su una parete di colore neutro.

arredare con i quadri

Arredare casa con quadri in base all’ambiente e allo stile

Sembrerà strano, ma ogni stanza della casa può ospitare dei quadri, l’importante è che siano in sintonia con l’atmosfera circostante.


Ecco come scegliere e disporre i quadri, in base alla stanza a cui sono destinati:

  • disposizione quadri soggiorno: spesso un solo quadro è sufficiente ad arredare la stanza più importante della casa. In genere le nature morte e le stampe antiche vanno benone in questo ambiente ma, naturalmente, qui, il rispetto dello stile è un must, quindi, in un salotto moderno o minimale, nulla è meglio di un quadro d’autore di arte contemporanea;
  • disposizione quadri corridoio: il corridoio è, in genere un ambiente stretto e lungo e questo lo rende adatto, ad esempio, a stampe tematiche in sequenza;
  • arredare il bagno con i quadri: ebbene sì, anche il bagno può accogliere dei quadri! Si tratta di un ambiente atto ad ospitare immagini a tema, come la donna che si pettina o l’uomo davanti al lavandino. Alcune opere di Botero, ad esempio, poste in sequenza e in piccole dimensioni, possono creare una gradevole composizione.

Arredare con quadri antichi

Si è detto fin da subito, come lo stile del quadro debba rispecchiare quello della casa in generale: i colori, i mobili, i tappeti, le tende e, infine, i quadri con le relative cornici, devono creare un’idea di coerenza.

Ecco che un quadro antico andrà ad inserirsi bene in un ambiente arredato in stile vittoriano o neoclassico, specialmente se abbinato ad una cornice importante, in legno intarsiato e di colore dorato.

Arredare con quadri moderni

Per contro, un quadro moderno, d’arte astratta, pop art o un’immagine raffigurante una città, troverà la giusta collocazione in un ambiente arredato con particolare attenzione al design e allo stile moderno.

In particolare, i quadri moderni molto colorati si abbinano alla perfezione con ambienti total white o in stile scandinavo, proprio per il loro apporto di vivacità e colore.

Non dimentichiamo, però, la potenza del contrasto che, se ben progettata, può trasformare un quadro moderno in un vero gioiello che attirerà tutte le attenzioni in un ambiente rustico o classico.

Come arredare coi quadri: gusto e originalità

Indipendentemente dallo stile o dall’ambiente in cui i quadri sono inseriti, ci sono alcune regole o suggerimenti da tenere in considerazione se si vuole arredare la propria casa con i quadri in modo perfetto.

Creare composizioni con i quadri

Quasi sempre, a meno che non si scelga uno stile decisamente minimale, un quadro non è una storia a sé ma è inserito in una sorta di ecosistema. Per questo motivo, è bene tenere a mente alcune linee guida:

  • altezza dei quadri sulla parete: la regola generale, suggerisce che un quadro debba essere posto ad un’altezza di circa un metro e mezzo da terra. Naturalmente, ci si può tenere un po’ più alti per i quadri a grande impatto, oltre che per le immagini più piccole ma ricche di dettagli, che devono sempre essere posti all’altezza dello sguardo medio.
  • disposizione quadri su parete: spesso, una sola immagine basta da sola ad arredare una stanza. In questo caso, è utile scegliere un punto strategico, dove, in genere, cade lo sguardo più facilmente: si può trattare della parete sopra al divano o di quella affianco al camino.È anche possibile optare per una parete con quadri multipli ma, in questo caso, è necessario che ci sia un progetto e un’idea di continuità dietro, con una scelta non casuale delle singole immagini. In questo caso, scegliere di disporre i quadri non in fila ma su piani sfalsati può dare quel tocco in più alla composizione.

    Al contrario, se si preferiscono le forme geometriche, la composizione dovrà adattarsi alla parete che la ospita: in verticale per le pareti lunghe e strette, in orizzontale, formando un rettangolo o un quadrato, per le pareti più ampie in larghezza.

Quadri con o senza cornice?

Per aggiungere originalità ai quadri e all’intero ambiente, si può giocare con le cornici.
In generale, si può dire che una cornice è adatta ad un quadro se non attira tutta l’attenzione su di sé ma viene notata solo in seconda battuta: il protagonista deve essere, insomma, sempre il quadro.

Se si opta per la cornice, dunque, occorre tenere in considerazione questa sorta di gerarchia ma non basta: bisogna anche contestualizzarne le caratteristiche in base all’ambiente e al quadro stesso.

La cornice, in altre parole, se c’è, deve essere un ponte tra l’immagine contenuta e l’ambiente circostante, che tenga in considerazione i colori e gli stili.

Per gli ambienti molto minimalisti, la scelta di lasciare i quadri senza cornice può essere la più azzeccata, in quanto offre un effetto di freschezza, di ordine e di ariosità della parete.

Se stai cercando quel tocco speciale da dare alla tua casa e vuoi essere sicuro di scegliere non solo i quadri, ma tutti gli elementi nel modo migliore, scopri Abitativo®, il sistema in 12 fasi che ti porta da una semplice fantasia alla casa perfetta per te e per la tua famiglia!

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pavimento riscaldato

Riscaldamento a pavimento, sì o no? Vantaggi e svantaggi

Quando si visitano delle case di nuova costruzione o quando si decide di ristrutturare un edificio molto vecchio capita sempre più frequentemente di interrogarsi sulle caratteristiche di un impianto di riscaldamento a pavimento. Certo, in molti la ritengono una scelta molto efficiente ma è bene interrogarsi, da subito, su quali siano i vantaggi e gli svantaggi di un riscaldamento a pavimento.

Riscaldamento a pavimento: come funziona

Come dice la definizione stessa, l’impianto di riscaldamento a pavimento c’è ma non si vede! Tutti i tubi, le serpentine a circuito chiuso e le resistenze, infatti, passano sotto il pavimento e, dunque, non vi è necessità né di caloriferi, né di splitter o altro.

Raramente l’impianto di riscaldamento è alimentato con energia elettrica: è molto più frequente l’alimentazione ad acqua, riscaldata grazie ad una caldaia o ad una pompa di calore. A questo proposito, va ricordato che il riscaldamento a pavimento con pompa di calore si rende molto adatto ad essere collegato a pannelli solari-termici o fotovoltaici.

Tra le differenze principali, rispetto al funzionamento di un impianto di riscaldamento classico troviamo:

  • La capacità di lavorare a più basse temperature: i caloriferi necessitano di acqua fino a 70°C, mentre il riscaldamento a pavimento lavora bene a 30-40°C.
  • A differenza dei termosifoni, che distribuiscono calore per convenzione, ovvero, limitandosi alla zona in cui sono posizionati, il riscaldamento a pavimento (per questo motivo anche detto a pannelli radianti) irradia il calore, cioè lo distribuisce dal basso verso l’alto, assicurando una diffusione più uniforme.

Riscaldamento a pavimento. Dimostrazione dell'installazione con temperatura della stanza

Vantaggi del riscaldamento a pavimento

Conoscendone il funzionamento, è abbastanza immediato capire i principali vantaggi del riscaldamento a pavimento ma, a ben vedere, i pregi di un impianto del genere vanno ben oltre la maggior diffusione del calore. Vediamo tutti i motivi per cui vale la pena scegliere il riscaldamento a pannelli radianti:
Si tratta di un impianto a notevole risparmio energetico, cosa che lo rende rispettoso dell’ambiente ed economicamente conveniente. Certo, il costo iniziale può essere elevato ma, anche grazie agli sgravi fiscali, legati alla riqualificazione energetica dei fabbricati, l’investimento può rientrare in pochi anni.

  • Non riscaldando l’aria, il riscaldamento a pavimento mantiene la giusta umidità dell’ambiente, riducendo, così, la presenza di acari, muffe e polveri, giovando non poco a chi soffre di allergie.
  • Scegliendo di far passare acqua fredda nell’impianto, invece che acqua calda, il riscaldamento a pavimento si può trasformare facilmente in impianto di raffrescamento, consentendo, così, di risparmiare la spesa di un eventuale condizionatore.
  • Non essendoci termosifoni, non esiste spreco di spazio, né alcun problema di abbinamento degli stessi con lo stile dell’arredamento.
  • Tutto lo spazio disponibile a parete può essere liberamente sfruttato, senza che i termosifoni costituiscano un ingombro.

Installazione riscaldamento a pavimento

Svantaggi riscaldamento a pavimento

I vantaggi del riscaldamento a pavimento sono molti, come visto sopra, ma, prima di orientarsi verso una tale scelta, è bene valutare anche gli svantaggi.

Riscaldamento pavimento: difetti

Ecco una lista dei principali limiti del riscaldamento a pavimento:

  • Come ricordato sopra, il costo iniziale può essere molto alto e arrivare anche fino ad un 50% in più, rispetto ad un impianto tradizionale, soprattutto se si tratta di un fabbricato già esistente di cui, eventualmente, si potrebbero salvare i rivestimenti.
  • In caso di guasti, la riparazione richiede un oneroso smantellamento del pavimento per intervenire sulle resistenze o sulle serpentine.
  • Non è adatto a tutti i pavimenti: meglio evitare il parquet se non si è assolutamente certi della professionalità di chi lo posa.

Lo spessore

Tra i possibili svantaggi, il discorso dello spessore va trattato a parte, anche perchè non si tratta di un difetto in senso assoluto ma lo può diventare in alcuni casi.
Va considerato che la scelta del riscaldamento a pannelli radianti comporta sempre l’obbligo di rialzare i pavimenti di almeno 5 cm, per permettere il passaggio dell’impianto stesso. Questo può non essere un problema nel caso di nuove costruzioni ma, se si ristruttura parzialmente, occorrerà valutale l’adattamento o la sostituzione di tutti gli infissi.

Riscaldamento a pavimento, pregi e difetti: come decidere?

Nonostante gli innegabili vantaggi in termini di risparmio energetico, orientarsi o meno verso un riscaldamento a pavimento è una scelta molto soggettiva. Le variabili da considerare, per riassumere, sono strettamente legate a due fattori:

  • La condizione dell’immobile: se si tratta di un edificio in costruzione o da ristrutturare integralmente, il riscaldamento a pavimento è molto più indicato che in una ristrutturazione parziale.
  • Le esigenze e i gusti di chi abita l’ambiente: per molte persone, ad esempio, non avere l’ingombro estetico e funzionale di un calorifero è un vantaggio che può prevalere su tutto il resto.

Tuttavia, anche altri fattori influenzano questa scelta: prima di decidere, è fondamentale mettere a fuoco le priorità di chi vivrà la casa e valutare la decisione insieme a un’analisi più approfondita sulle esigenze, i desideri, i gusti della persona o della famiglia.Vuoi essere certo di fare solo scelte di cui sarai soddisfatto per tutti gli anni in cui vivrai la casa?

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bonus casa 2021 cessione del credito

Bonus casa 2021 e cessione del credito: come e quando sfruttarla

Anche nel 2021 i Bonus Casa sono stati confermati: è quindi ancora possibile sfruttare le agevolazioni fiscali previste per le ristrutturazioni e per l’efficientamento energetico degli edifici.

Inoltre, per il Superbonus, il Bonus Ristrutturazioni, l’Ecobonus e il Bonus Facciate, è possibile sfruttare la cessione del credito (ovvero cedere le detrazioni a terzi).

Scopriamo quindi nel dettaglio cos’è la cessione di credito e in che modo si può sfruttare questa formula per rendere ancora più vantaggiosi i Bonus Casa 2021.

Cos’è la cessione di credito?

La cessione di credito è una delle possibili modalità per usufruire delle detrazioni fiscali dei Bonus casa. Grazie a queste agevolazioni infatti si potranno svolgere lavori di ristrutturazione e miglioramento energetico degli immobili recuperando, completamente oppure in parte, il denaro speso.

Con la cessione del credito, l’agevolazione fiscale non sarà più disponibile soltanto sotto forma di detrazione Irpef distribuita su 5 o 10 anni: si potrà recuperare una parte della spesa effettuata subito.

Coloro che decidono di usufruire della cessione di credito possono cedere il loro credito d’imposta a soggetti terzi come privati, alla banca, a una finanziaria o ad un’assicurazione.

La cessione di credito può essere ceduta da chi possiede qualsiasi tipo di reddito, anche molto basso. Al contrario, coloro che devono ricevere il credito d’imposta devono obbligatoriamente avere un reddito soggetto a Irpef per poter usufruire di questa agevolazione.

Come già anticipato nel 2021 la cessione di credito può essere effettuata non solo con i lavori rientranti nel Superbonus 110%, ma anche per il Bonus Facciate, Ecobonus e il Bonus Ristrutturazioni.

Più in dettaglio, l’articolo 121 del decreto Rilancio prevede che la cessione del credito e lo sconto in fattura possano essere applicati nei seguenti casi.

• recupero del patrimonio edilizio: interventi di manutenzione straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia effettuati sulle singole unità immobiliari nonché dei precedenti interventi e di quelli di manutenzione ordinaria effettuati sulle parti comuni degli edifici.
• Riqualificazione energetica (Ecobonus): interventi di sostituzione degli impianti di riscaldamento o delle finestre comprensive di infissi, gli interventi sulle strutture o sull’involucro degli edifici, nonché quelli finalizzati congiuntamente anche alla riduzione del rischio sismico.

• adozione di misure antisismiche (sismabonus): l’opzione può essere esercitata anche con riferimento alla detrazione spettante per l’acquisto delle “case antisismiche”.
• recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti, inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna (Bonus Facciate).

Come effettuare la cessione di credito?

Per poter usufruire della cessione di credito è necessario comunicare all’Agenzia delle Entrate o al Caf l’intenzione di cessione del credito d’imposta al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi.

Per effettuare la cessione del credito è necessario consegnare diversi documenti alla Banca:

  • la visura catastale, così da accertare il titolo di proprietà dell’immobile oggetto di ristrutturazione
  •  l’atto notorio
  • la dichiarazione in cui si attesta il miglioramento di due classi energetiche durante la ristrutturazione
  • regolarità urbanistica
  • visto di conformità delle spese
  • un preventivo dei consti
  • contratto di locazione o una dichiarazione del proprietario nel caso in cui non è il proprietario dell’immobile a richiedere la cessione
  • certificazione anagrafica nel caso in cui si tratti di un convivente
  • sentenza di separazione nel caso in cui si tratti di un ex coniuge
  • preliminare di compravendita se si tratta dell’acquirente che non è ancora in pieno possesso della casa.

Cessione del credito: quando risulta conveniente

La cessione del credito offre diversi vantaggi. In primis, la possibilità di ottenere un ritorno economico immediato: chi opta per questa soluzione, infatti, risparmierà sulle spese dei lavori effettuati.

Se opti per la cessione del credito o lo sconto in fattura, infatti, non dovrai aspettare i 5 o 10 anni previsti per le singole rate annuali di detrazione Irpef.

La cessione del credito risulta inoltre vantaggiosa per chi non ha la possibilità di usufruire delle detrazioni Irpef, ad esempio perché non ha sufficiente capienza fiscale.

Altri Bonus che potrebbero interessarti

Esistono altri bonus che garantiscono agevolazioni fiscali che però non rientrano nella cessione di credito, ma non per questo risultano svantaggiosi. Al contrario! Con questi tipi di bonus infatti potrai avere l’occasione di recuperare fino al 50% della spesa.

Bonus Mobili: attraverso questo bonus è possibile usufruire di una detrazione Irpef del 50% dalla spesa totale per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici destinati all’arredamento di un immobile in fase di ristrutturazione.

Bonus Verde: con questo bonus potrai sfruttare una detrazione Irpef del 36% sulle spese totali riguardanti gli interventi di rifacimento delle aree verdi private.

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